Il mio nome è Ciro Lomonte
Il 3 gennaio 2016 si è svolta a Pergusa la prima riunione nazionale del Movimento Siciliani Liberi, che sta raccogliendo sempre più adesioni in tutta la Sicilia. Ho partecipato con entusiasmo, senza immaginare che pochi mesi dopo si sarebbe deciso di competere alle elezioni amministrative del 2017 per Palermo, né tanto meno che sarei stato io il candidato sindaco del Movimento. Non ho mai aderito sinora a nessun partito.

Ho accettato di candidarmi per contribuire al riscatto di una città che, come l’intera Isola, è trattata al pari di una colonia. Mi presento. Sono un architetto intensamente legato a Palermo, città nella quale vivo e lavoro e dalla quale mi separo a malincuore. Ho frequentato il liceo scientifico Cannizzaro, dove ho imparato molto da insegnanti indimenticabili, come la professoressa di filosofia, che mi ha trasmesso dubbi salutari sul dubbio cartesiano. L’insegnante di disegno era un’anziana pittrice, innamorata delle arti figurative in genere e dell’architettura in particolare. Era nata a Tunisi, dove aveva studiato pittura con un allievo di Delacroix. Quando gli italiani dovettero abbandonare la capitale maghrebina, si trasferì con la famiglia a Venezia. Lì si preparò al concorso per la cattedra di disegno prendendo lezioni private dall’architetto Carlo Scarpa. Si faceva chiamare Manou. Aveva negli occhi il riverbero delle luci e dei colori che si riflettono nei canali della Serenissima. Quel riverbero che riesce ad educare, rendendolo garbato, l’animo di qualunque artista. Per ironia della sorte era nata un 29 febbraio.

Ogni artista è dotato di una sorta di perenne giovinezza. Lei era giustificata dal fatto di festeggiare il compleanno soltanto una volta ogni quattro anni. Mi trasmise subito un amore profondo per l’architettura. Può darsi che io guardi tuttora quest’arte con i suoi occhi, perché non mi sono mai appassionato agli aspetti più strettamente tettonici e strutturali. Sono attratto piuttosto da ciò che è onirico, atemporale, immaginifico, fiabesco. In una parola bizantino. L’ago della mia bussola architettonica non ama il Nord, preferisce oscillare dal Meridione all’Oriente. Quando frequentavo la seconda liceo ebbi un nuovo compagno di banco, giunto quello stesso anno a Palermo con i suoi. Era un ragazzo di Firenze, che si mise a girare la sua nuova città con l’impegno di un esploratore. Sentirlo descrivere posti che io non conoscevo affatto fu un’autentica provocazione. Peraltro avevo ancora negli occhi le immagini del luglio precedente, quando si era svolta un’edizione particolarmente curata – per il fatto di essere la 350ª – del Festino in onore di S. Rosalia. Alla fine dell’anno scolastico – avevo quindici anni – intrapresi quel viaggio alla scoperta di Palermo che non si è ancora concluso. Si trattava di studiare tessera dopo tessera un mosaico che non possiedo del tutto, la storia dell’architettura di Palermo. Che differenza c’è tra un pannello musivo e la tela di Penelope? Nell’uno l’amore compone, nell’altra l’odio disfa. Per questa ragione chi non ama Palermo non ricorda nulla di quello che gli viene raccontato sulla città. Inoltre l’artigiano che compone il mosaico non procede mai a casaccio, cerca le tessere giuste per introdurle al loro posto. Qual è in questo caso il posto giusto? Bisogna precisare che l’obbiettivo della mia ricerca non è l’architettura in se stessa, né la storia per capire l’architettura, bensì l’architettura per capire la vita di cui costituisce una delle più alte espressioni.

A 18 anni mi sono iscritto ad Architettura. Nello stesso periodo ho scoperto la chiamata all’Opus Dei, che ha dato un senso più pieno e appassionante ai miei studi e al mio lavoro, oltre che al mio sogno di migliorare le condizioni di vita delle città. Il III e IV anno del corso di laurea in Architettura l’ho trascorso a Milano, presso il Politecnico. Poi sono tornato a Palermo, dove mi sono laureato. Nel periodo degli studi accademici ho intrecciato una fitta rete di scambi fra studenti di Facoltà di Architettura europee, interessati alla ricerca nell’ambito della teoria dell’architettura. Questi rapporti hanno dato origine a conferenze e convegni internazionali, come quello svoltosi a Vienna nel 1986, durante il quale i partecipanti hanno potuto assistere ad una lezione di Rob Krier presso la Technische Universität e visitare il suo studio. Alla ricerca teorica di quegli anni si rifà “L’ornamento architettonico dopo il diluvio”, del 1998. Nel testo viene evidenziata l’insoddisfazione per l’iconoclastia dell’arte e dell’architettura contemporanee e si identificano alcune linee di sviluppo di una modernità più ancorata alla tradizione. L’obiettivo è un’architettura senza aggettivi, al di là delle sabbie mobili degli stili e dei linguaggi.

Mi sono laureato con una tesi sul margine del centro storico di Palermo. La mia curiosità per una pianificazione urbanistica attenta alla scala architettonica è stata messa subito alla prova presso uno studio palermitano, impegnato nella redazione del Piano di Recupero del centro storico di Erice (TP). A questo Piano ho lavorato dal 1987 al 1990, coordinando il gruppo di lavoro che ha elaborato l’analisi storico-urbanistica e realizzato il rilievo di piano terra e prospetto di tutte le costruzioni del territorio urbano. In seguito ho preferito dedicarmi ad una clientela di privati che mi consentisse la cura artigianale dei dettagli architettonici. Mi sono occupato della ristrutturazione di appartamenti per uso residenziale o per laboratori di professionisti. Ho anche realizzato una bottega di un argentiere. A partire dal 2000 ho consolidato il sodalizio professionale con Guido Santoro, documentato nel nostro sito web. Nel frattempo sono stato impegnato in attività di formazione culturale e professionale dei giovani degli istituti tecnici.

Sono stato componente della direzione del Centro Culturale Monte Grifone dal 1988 al 1999 e dal 2003 al 2010. Risalgono a quegli anni alcuni campi di lavoro con studenti delle superiori e universitari, all’estero (Polonia, Albania, Libano) e in città (Borgo Vecchio e Danisinni). Mi sono reso conto che ci sono forme di volontariato che non abbattono le barriere tra ragazzi di famiglie più o meno agiate e famiglie che non hanno avuto la stessa fortuna. Sembra di vedere abissi scavati per errore tra persone che non riescono a dialogare, come in alcuni film di Peter Weir (Witness, L’attimo fuggente, The Truman Show). Per stabilire bei legami e ottenere maggiori risultati è importante rendersi conto che «Sulla terra non c’è che una razza: quella dei figli di Dio» (Josemaría Escrivá). Ho fatto parte della direzione della Residenza Universitaria Segesta dal 1999 al 2006, dal 2010 al 2013. Lo sono nuovamente da pochi giorni. Lì mi sono occupato e continuo ad occuparmi di decine di studenti universitari fuori sede e palermitani, che mi hanno fatto apprezzare la loro grande creatività.

Dal 1988 ha inizio la mia attività di ricerca e progettuale nel settore dell’architettura per il culto, in particolare, e dell’arte sacra in generale. Sono stato curatore dell’edizione italiana di una monografia sul tema: Steven J. Schloeder, L’Architettura del Corpo Mistico, Progettare chiese secondo il Concilio Vaticano II, L’Epos, Palermo 2005. Sono numerosi i cosiddetti “adeguamenti liturgici” che ho già realizzato, di cui il più completo è quello della parrocchia di Maria SS. delle Grazie a Isola delle Femmine (PA). Il progetto per il presbiterio della chiesa madre di Sancipirello (PA) è stato l’occasione per pubblicare un saggio, scritto a quattro mani con Guido Santoro: Liturgia, cosmo, architettura, casa editrice Cantagalli, Siena 2009. Un intervento impegnativo, ancora in corso, è il ridisegno della parrocchia del Santo Curato d’Ars a Palermo, nel quartiere Falsomiele.

Dal 1990 al 1999 ho diretto la Scuola di Formazione Monte Grifone (oggi Arces). Dedicandomi come architetto alla progettazione di suppellettili per il culto, mi sono avvalso della presenza a Palermo dei migliori artigiani nel campo dell’oreficeria sacra. L’amicizia instauratasi con questi maestri mi ha fornito gli spunti adeguati per dare vita nel 1996, all’interno della Scuola, a corsi per argentieri ed orefici: apprendisti, progettisti e restauratori. Sono vicecoordinatore del Master di II livello in Storia e Tecnologie dell’Oreficeria. Una sintesi del lavoro ventennale svolto in questo ambito si trova in CIRO LOMONTE, GUIDO SANTORO, Ritorno al futuro. Antichi saperi per nuove occupazioni, Arces, Palermo 2011. Al Master è dedicato specificamente il volume (a cura di Guido Santoro) Sogni d’oro. Criticità ed eccellenze nella Sicilia post industriale, Arces, Palermo 2014.

Nel 2015 ho deciso di estendere l’esperienza maturata con orafi e argentieri a quante più possibile forme di arte e artigianato, fondando l’Associazione Magistri Maragmae, che promuove la Monreale School of Arts & Crafts, una scuola superiore di arte e artigianato in cui maestri di grande valore trasmettono la propria arte a giovani dotati. Dal 2009 sono docente del Master di II livello in Architettura, Arti Sacre e Liturgia presso l’Università Europea di Roma. Nello stesso 2009 ho redatto e promosso l’Appello a Sua Santità Papa Benedetto XVI per il ritorno a un’arte sacra autenticamente cattolica, una raccolta di firme intesa a canalizzare le riflessioni di tutti coloro che sono insoddisfatti della condizione attuale delle arti verso la stesura di un manifesto per la loro rinascita. Il 17 settembre 2016 sono stato nominato membro della Fabbriceria del Duomo di Monreale. Ho pubblicato saggi in:

-AA VV, Mimesi, verità, fiction. Ripensare l’arte. Sulla scia della Poetica di Aristotele, Edusc, Roma 2008: Quest’albero vicino al mio laboratorio, è lui il mio maestro;

-HEIDEMARIE SEBLATNIG (a cura di), Hetzendorf e l’iconoclastia nella seconda metà del XX secolo, Facultas Verlags-und Buchhandels AG, Wien 2010: Ripartire da zero?;

-AA VV, L’arte, la bellezza e il magistero della Chiesa, EDIVI & Edizioni Settecolori, Segni – Lamezia Terme 2012: Paradossi dell’architettura moderna per il culto;

-The Institute for Sacred Architecture, Volume 27 – Spring 2015: Starting again from zero? Why Modernist Architecture is not suitable for the Liturgy;

-AA VV, La gnosi dei perfetti nell’arte e nell’estetica, Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis, Roma 2016: Ludens in orbe terrarum.

Faccio parte del comitato di redazione de Il Covile. Sono membro fondatore del Gruppo Salingaros per la rigenerazione architettonica delle periferie e ho contribuito alla nascita della International Society of Biourbanism. Nel 2011 ho partecipato alla creazione del Movimento NOI PER LO ZEN, insieme ad Antonio Piraino e Anna Brighina. Contribuirono una settantina di cittadini palermitani entusiasti. Venne affidato il compito di redigere un progetto di rigenerazione urbana dello ZEN – da trasformare in Borgo San Filippo Neri – al prof. Ettore Maria Mazzola. In questo sito si trova un’antologia di miei scritti: Università Europea di Roma