Lettera ai Palermitani

Carissimi concittadini,

la maggioranza di voi non mi conosce e potrebbe considerarmi uno degli avventurieri di turno che appaiono come funghi ad ogni competizione elettorale.

Per di più mi presento con un simbolo nuovo, quello del Movimento Siciliani Liberi.

«Un altro visionario che parla di indipendenza della Sicilia?» – potreste obiettarmi. – «Un altro opportunista che bussa alle porte del cuore inquieto dei siciliani? Di quel popolo che anela ad essere finalmente protagonista del proprio destino, dopo quasi 160 anni di falsa unità italiana? Un altro personaggio più o meno pittoresco che, una volta conquistata una poltrona del potere, si dedica a fare i propri interessi e quelli dei poteri colonialisti?».

Niente di tutto questo.

Il mio nome è Ciro Lomonte
Sono un palermitano innamorato pazzo di Palermo e orgoglioso della propria identità, la vostra e la mia. Avete presente il Giardino Falcone e Morvillo in via Libertà? Quella piccola area verde semicircolare di fronte al Giardino Inglese? Lì c’è una statua equestre di Giuseppe Garibaldi, su un bellissimo podio marmoreo copiato dalla elegantissima base del Marco Aurelio che si trova a piazza Campidoglio, a Roma. Una copia blasfema, oserei dire, data la differenza abissale tra i due soggetti raffigurati. Alla base c’è uno dei più bei leoni di bronzo mai plasmati dalla creatività umana, opera di Mario Rutelli. È rappresentato nell’atto di spezzare le catene che tenevano incatenata Palermo. Tenevano? Io direi piuttosto che quelle catene ci sono ancora, più subdole e crudeli che mai.

Vedo i lividi che lasciano sulle vostre carni, in questa epoca di crisi che per noi ha origini antiche ma non troppo, mentre vi sussurrano menzogne, dicendovi che è colpa vostra: della vostra lagnusia, della vostra incapacità di fare impresa, del vostro individualismo, della mafia che c’è dentro ognuno di voi, del vostro disinteresse per il bene comune.

È falso! Voi non siete così!

Vi hanno rubato la storia, l’identità, la dignità, per potervi governare da schiavi, come si fa con le colonie! E continuano a raccontarvi frottole, a cominciare dai banchi di scuola. Sapete per esempio cos’era il Festino di S. Rosalia per i nostri antenati? Al di là della profondità della fede dei singoli, esso era la manifestazione della coscienza di un popolo. Era l’occasione per dimostrare l’esuberanza della creatività di artigiani e artisti e architetti. Era il momento dell’anno in cui recitare la parte dei cittadini orgogliosi di essere palermitani, senza finzione però, in quel grande teatro di bellissime pietre che era la Palermo di allora. A maggio 1860 i garibaldini entrarono in città. Siccome l’inganno della “liberazione dai Borboni” durò poco, a luglio impedirono di festeggiare S. Rosalia con la scusa che nel Cassaro c’erano ancora le macerie delle battaglie combattute per conquistare Palermo.

Sapete perché, con vari pretesti, si è dovuto attendere il 1974 per ricominciare a festeggiare la Santuzza, in forme peraltro posticce rispetto alla vera natura di questo evento? Perché i veri palermitani erano gente fiera, come quel leone che cerca di spezzare le catene. Meglio non farli radunare attorno ad un simbolo della loro anima bella. E se si radunavano – come avvenne nel settembre del 1866 – l’ordine era di sterminare i ribelli, bruciandoli vivi nelle case. Quarantamila militari contro trentacinquemila abitanti. Alla faccia della liberazione! E così i vostri figli “liberati” hanno cominciato ad emigrare.

Se voi foste incivili per essenza dovreste rassegnarvi, sarebbe meglio così. Altrove i siciliani danno il meglio di sé, sono ai vertici di tutti i tipi di istituzione. È l’aria della Sicilia che ci rende brutta gente? Come mai allora prima del 1860 non era così? Com’è che Palermo aveva quattrocento botteghe di orafi e argentieri? Com’è che dal lago di Como immigravano qui per trovare lavoro presso quelle botteghe, i cui capolavori sono sparsi per tutta l’Europa? No, i conti non tornano ... Non tollero più che i palermitani siamo tollerati! Cioè sopportati. Come se fossimo italiani di scarto, figli di un dio minore, a meno di non andare a vivere e lavorare nelle capitali del potere coloniale, dove improvvisamente, per magia, diventiamo persone civili. È vero, viviamo un’epoca di barbarie, in tutto il mondo. Il buon senso sembra diventato merce rara. Il gusto per la cultura, per l’arte, per la musica, per lo stesso sport, è stato sostituito da un consumo frettoloso di sensazioni e novità. Tra l’altro i barbari del passato non erano così storditi dal nulla, per quanto venissero da una formazione più elementare e grossolana. Erano attratti dalle civiltà superiori che conquistarono e se ne lasciarono conquistare le menti.

È vero, c’è un altro tipo di cafonaggine diffusa nella nostra città, a cominciare dai rifiuti gettati fuori da cestini e cassonetti o dalle auto parcheggiate in doppia fila. Ma io resto convinto che una diagnosi corretta denunci l’abbrutimento in cui ci hanno voluto ridurre i conquistatori unitari, sprezzanti delle nostre radici. Poi c’è stata la concessione dello Statuto Siciliano, che non è mai stato attuato. In cambio è stata creata una rete clientelare, assegnando posti pubblici, favorendo il moltiplicarsi dei precari, chiudendo un occhio su tanti abusi in cambio del silenzio sullo sfruttamento di questa terra. È questo il contesto in cui si è sviluppata la maleducazione di quei palermitani che hanno vissuto alla corte di politici disinteressati al vero sviluppo di Palermo. Inoltre bisognerebbe valutare quanti palermitani sono figli e nipoti dell’immigrazione dall’interno della Sicilia. Questi ultimi non conoscono davvero Palermo e la sua storia. E non la amano al punto da difenderne l’identità.

Può sembrare utopico o velleitario, ma la priorità per il governo di Palermo è proprio il recupero dell’orgoglio di essere palermitani. Il nostro gruppo di lavoro ha elaborato un metodo di partecipazione dei cittadini che può accelerare la crescita di consapevolezza identitaria e il coinvolgimento nel miglioramento della città.

Verrà un giorno in cui decideremo in piazza, insieme, se chiudere al traffico delle automobili una zona oppure no (e soprattutto come abbellire e dotare di servizi quella zona), come i fiorentini scelsero insieme, nel Quattrocento, il progetto di cupola da costruire per completare S. Maria del Fiore. Questo non vuol dire delegare indiscriminatamente alla piazza le decisioni. Come diceva Seneca: «Non esiste vento a favore per chi non conosce il porto di arrivo».

Noi abbiamo idee e progetti per Palermo. Ma vogliamo condividerle con voi e vogliamo garantirvi persone competenti nei luoghi in cui bisogna tenere saldamente il timone verso la meta. Non tirannelli sordi e incapaci. Siamo come le tessere di un mosaico, possiamo diventare un tessuto sociale meraviglioso, come i capolavori bizantino normanni della Martorana. Che fare ve lo spiegheremo dettagliatamente nel programma. Di certo vogliamo mettere la famiglia al centro, diminuendo la pressione fiscale per tutti, ma soprattutto per chi vuole mettere al mondo ed educare accuratamente dei figli. Vogliamo ridisegnare la città, favorendo le condizioni per una sostituzione graduale della pessima edilizia post bellica e di un sistema viario che non funziona. Completare non solo il passante ferroviario, ma anche una rete di collegamenti sotterranei proporzionata ad una città metropolitana. I tram no, per favore! Intervenire sulle società partecipate in modo che crescano i servizi offerti ai cittadini e diminuiscano i privilegi ingiustificati di alcuni dipendenti. Dare risposte concrete a bambini, disabili, anziani, rifugiati politici. Far crescere le occasioni di creatività artistica. Creare e curare attrezzature sportive per tutti, non solo per gli appassionati di calcio, con i quali va affrontata la questione della squadra maggiore e dello stadio.

Mi potreste chiedere se votare me non significhi disperdere voti utili con un candidato minore. Non posso darvi tutti i torti. Tuttavia vi chiedo di non trascurare il nuovo risveglio di coscienze e di orgoglio, che c’è sul serio. È come una palla di neve che si è staccata dalla montagna. Sta diventando una valanga. Se anche non dovessimo ottenere risultati consistenti adesso, a Palermo, li otterremo alla Regione ad ottobre o forse dopo. Ma noi vinceremo. O meglio voi vincerete. Peraltro non illudiamoci, i problemi finanziari del Comune di Palermo si risolvono al Parlamento e al Governo Regionale. Se è vero che lo Stato Italiano ci sottrae ogni anno 7-10 miliardi di €, sarà difficile per chiunque far quadrare i bilanci e non mettere nuove imposte comunali se la Regione non fa rispettare i diritti dei siciliani onesti. Nel frattempo il Movimento Siciliani Liberi vuole attivarsi per ottenere alla Sicilia la condizione di Zona Economica Speciale, con la conseguente riduzione di IVA, IRPEF e accise sui carburanti. Carissimi concittadini, sarò un illuso, ma confido davvero nella possibilità che insieme liberiamo Palermo, che insieme torniamo ad essere fieri di essere palermitani. A me, per il momento, non resta che combattere per realizzare questo sogno, in cui credo fermamente!

Scarica la Lettera ai Palermitani, di Ciro Lomonte candidato Sindaco di Palermo